51/60
Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso.
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Un libro è un grande cimitero dove, sulla maggior parte delle tombe, non si possono più leggere i nomi cancellati.
53/60
I veri libri devono essere figli non della luce e delle chiacchiere ma dell'oscurità e del silenzio.
54/60
Un libro dove ci sono delle teorie è come un oggetto sul quale si lasci il cartellino del prezzo.
55/60
Ci sono mali dei quali non bisogna cercar di guarire, perché sono i soli a proteggerci contro altri più gravi.
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Quell'agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l'idea
di essere malati
57/60
Un'idea forte comunica un po' della sua forza al contraddittore.
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Una gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai malati.
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Diciamo, è vero, che l'ora della morte è incerta; ma quando diciamo questo ci rappresentiamo quell'ora come situata in uno spazio vago e lontano, non pensiamo che abbia un qualsiasi rapporto con la giornata già iniziata e possa significare che la morte, o la sua prima parziale presa di possesso di noi, dopo la quale non ci lascerà più, potrà prodursi in questo stesso pomeriggio, così poco incerto, questo pomeriggio in cui l'impiego di tutte le ore è già tutto così ben stabilito.
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La nostra memoria e il nostro cuore non sono abbastanza grandi da poter essere fedeli. Non abbiamo abbastanza spazio, nel nostro pensiero attuale, per custodirvi i morti accanto ai vivi.