1/21
Ed è morte
uno spazio nel cuore.
2/21
Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
3/21
Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.
4/21
Si china il giorno
e colgo ombre dai cieli:
che tristezza il mio cuore
di carne!
5/21
E quel gettarmi alla terra,
quel gridare alto il nome del silenzio,
era dolcezza di sentirmi vivo.
6/21
La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta ritiene interiore e personale, ma che il lettore riconosce come suo.
7/21
Thus, the poet's word is beginning to strike forcefully upon the hearts of all men, while absolute men of letters think that they alone live in the real world.
8/21
Abbiamo scritto versi che ci hanno condannato, senza speranza di perdono, alla più amara solitudine.
10/21
Dalla notte, dalla sua solitudine, il poeta trova il giorno e inizia un diario che è letale per gli inerti. Il paesaggio oscuro produce un dialogo.
11/21
Anche una polemica ha una sua giustificazione se si considera che i miei primi esperimenti poetici iniziarono durante una dittatura e segnarono l'origine del movimento ermetico.
12/21
Per un po' d'ironia si perde tutto.
13/21
I miei lettori a quel tempo erano ancora uomini di lettere; ma dovevano esserci altre persone in attesa di leggere le mie poesie.
14/21
Lo scrittore di racconti o di romanzi si sofferma sugli uomini e li imita; esaurisce le possibilità dei suoi personaggi.
15/21
O neppure la morte ora consola
più i vivi, la morte per amore?
16/21
E la vita è qui,
in ogni no che pare una certezza.
17/21
Le parole ci stancano,
risalgono da un'acqua lapidata;
forse il cuore ci resta; forse il cuore.
18/21
Ma come è sempre tardi per amare.
19/21
Balbetterà qualcuno sulle scorie,
inventerà tutto ancora
o nulla nella sorte uniforme.
20/21
Tu ridi che per sillabe mi scarno
e curvo cieli e colli, azzurra siepe
a me d'intorno e stormir d'olmi
e voci d'acque trepide;
che giovinezza inganno
con nuvole e colori
che la luce sprofonda.
21/21
I filosofi, i nemici naturali dei poeti, e gli schedatori fissi del pensiero critico affermano che la poesia (e tutte le arti), come le opere della natura, non subiscono mutamenti né attraverso né dopo una guerra. Illusione; perché la guerra muta la vita morale d'un popolo e l'uomo, al suo ritorno, non trova più misure di certezza in un modus di vita interno, dimenticato o ironizzato durante le sue prove con la morte.