Biografia di Andoche Junot

Andoche Junot
Nazione: Francia    
Jean-Andoche Junot nacque a Bussy-le-Grand, Francia il 23 ottobre 1771 e morì a Montbard, Francia il 29 luglio 1813. Fu un militare.

Nacque una famiglia di agiati proprietari terrieri. Allo scoppio della Rivoluzione francese si trovava a Parigi come studente di giurisprudenza e ne abbracciò con entusiasmo gli ideali, tanto da arruolarsi già nel 1790 tra i volontari del distretto della Côte-d'Or.

Il suo coraggio in battaglia gli valse presto il soprannome di "la Tempesta", e nel settembre 1793, mentre era sergente dei granatieri durante l'assedio di Tolone, ebbe l'occasione che avrebbe cambiato la sua vita: Napoleone Bonaparte, colpito dal suo sangue freddo sotto il fuoco nemico (secondo un celebre aneddoto, Junot continuò a scrivere sotto dettatura mentre una palla di cannone gli faceva schizzare addosso la terra), lo scelse come proprio segretario e in seguito lo promosse capitano, nominandolo suo aiutante di campo nel 1794.

Da quel momento la carriera di Junot restò strettamente legata alle fortune di Napoleone. Lo seguì nella prima campagna d'Italia, distinguendosi a Millesimo e Lonato e venendo incaricato di riportare in Francia le bandiere nemiche catturate; fu promosso colonnello nel 1796.

Prese poi parte alla spedizione d'Egitto come aiutante di campo del generale in capo e poi come capo di brigata, segnalandosi in particolare nella campagna di Siria, dove nell'aprile 1799 sconfisse un contingente turco assai più numeroso presso Nazareth, e nel 1798 fu promosso generale di brigata.

Rientrato in Francia dopo la parentesi egiziana, nel 1801 fu nominato generale di divisione e comandante della piazza di Parigi sotto il Consolato. In quello stesso periodo sposò Laure Permon, facente parte di una famiglia amica dei Bonaparte, che sarebbe poi diventata celebre come duchessa d'Abrantès per le sue memorie, scritte negli anni Trenta dell'Ottocento con la collaborazione di Honoré de Balzac.

Fu proprio in quegli anni che Junot patì la sua più cocente delusione: nel 1804, quando Napoleone creò i suoi diciotto marescialli dell'Impero, il suo nome non comparve nell'elenco, nonostante fosse considerato da molti storici il più capace tra i generali napoleonici a non aver ricevuto il bastone di maresciallo.

Dopo una breve parentesi come ambasciatore a Lisbona tra il 1804 e il 1805, Junot rientrò in Francia in tempo per combattere ad Austerlitz. Fu poi incaricato, con il titolo di governatore generale degli Stati parmensi, di reprimere una rivolta scoppiata sugli Appennini, e nel 1806 divenne governatore di Parigi. In questo periodo fu coinvolto in uno scandalo per una relazione con Carolina Murat, sorella dell'imperatore, episodio che secondo alcuni contribuì alla decisione di allontanarlo dalla capitale affidandogli il comando della spedizione contro il Portogallo.

Nel 1807 Junot guidò dunque l'esercito francese attraverso la Spagna fino in Lusitania: entrò nel paese il 30 novembre di quell'anno e occupò Lisbona senza incontrare resistenza, anche se la famiglia reale portoghese e la flotta erano già fuggite in Brasile. Per questo successo Napoleone lo insignì del titolo di duca d'Abrantès.

La fortuna, tuttavia, lo abbandonò rapidamente: sconfitto dagli inglesi guidati da Arthur Wellesley, il futuro duca di Wellington, nella battaglia di Vimeiro nell'agosto 1808, Junot fu costretto a negoziare la Convenzione di Cintra, che gli permise di rimpatriare l'esercito ma che lasciò Napoleone assai scontento.

Negli anni successivi combatté ancora in Spagna, prendendo parte all'assedio di Saragozza, e poi in Germania, prima di partecipare nel 1812 alla disastrosa campagna di Russia come aiutante di campo dell'imperatore. Proprio in questa occasione le sue capacità sembrarono venire meno: lo stesso Napoleone commentò poi con amarezza che nella campagna di Russia Junot lo aveva deluso profondamente, commettendo errori gravissimi che erano costati caro all'esercito, in particolare durante gli scontri presso Smolensk, dove la sua condotta gli costò l'onore di essere tra i primi a entrare a Mosca.

Perduto ormai il favore dell'imperatore, anche a causa del cronico disordine della sua amministrazione privata che Napoleone aveva dovuto più volte sanare, Junot fu allontanato dalla corte e inviato nel 1813 come comandante di Venezia e governatore delle Province Illiriche. Il rifiuto di poter rientrare nelle grazie del sovrano lo segnò profondamente, e la sua salute mentale, già instabile, precipitò rapidamente.

In preda a un accesso di follia, Andoche Junot si tolse la vita il 29 luglio 1813 a Montbard, nella Côte-d'Or, chiudendo così la parabola di uno dei generali più temerari, ma anche più tormentati e infine incompresi, dell'epoca napoleonica.


Frasi di Andoche Junot

Per ora abbiamo un totale di 1 frasi.
Ove necessario le abbiamo suddivise in pagine da 50 frasi ciascuna.
Intanto te ne inseriamo una qui come stuzzichino.

Sono l'antenato di me stesso.


Leggi le frasi di Andoche Junot