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La morte è il limite delle nostre possibilità.
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Il Sacro congiunge al Divino. Il Divino avvicina a Dio.
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Il colloquio, con la sua unità, sorregge il nostro esserci.
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Il linguaggio è la casa dell'essere e nella sua dimora abita l'uomo.
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Morire non è un evento, ma un fenomeno da comprendere in senso esistenziale.
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Un confine non è quello dove qualcosa finisce, ma quello dove qualcosa comincia.
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Quella che è stata la funzione della filosofia fino ad oggi è stata ereditata dalle scienze. La filosofia si dissolve in singole scienze: la psicologia, la logica, la politologia.
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L'uomo è il pastore dell'essere.
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Creiamo uno spazio dentro di noi affinché l'essere possa parlare.
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L'angoscia è quella situazione affettiva fondamentale che pone dinanzi al nulla.
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La questione della vita non si appiana mai se non esistendo.
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La rinuncia non toglie. La rinuncia dona. Dona la forza inesauribile dell'infinito.
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L'essere umano non è il signore degli esseri, ma il pastore dell'Essere.
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Non di rado si vede nella morte degli Altri un disturbo sociale o addirittura una mancanza di tatto nei cui confronti la vita pubblica deve prendere le sue misure
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La noia profonda, che come una nebbia silenziosa si raccoglie negli abissi del nostro esistere, accomuna uomini e cose, noi stessi con tutto quanto ci circonda, in una singolare indifferenza. E questa la noia che rivela l'essere nella sua totalità.
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Il desiderio è l'agonia della vicinanza del lontano.
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La Terra è nella nostra testa? O siamo noi a stare in piedi sulla Terra?
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L'angoscia è la disposizione fondamentale che ci mette di fronte al nulla.